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Glossario

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ABR(potenziali evocativi uditivi del tronco): è un esame non invasivo che valuta il potenziale d’azione del nervo acustico. E’ indolore e dura circa venti minuti. Viene eseguito posizionando sul capo del paziente degli elettrodi ed inviando, attraverso una cuffia, adeguati stimoli acustici di brevissima durata ed ampio spettro frequenziale. Normalmente il suono, dopo aver attivato l’orecchio interno, determina una risposta anche da parte delle strutture successive alla coclea (nervo acustico e tronco-encefalico). I segnali elettrici così generati vengono registrati da un computer. I potenziali evocati uditivi del tronco vengono impiegati come indagine di 2º livello, ossia riservata ai soggetti che non hanno passato i precedenti test di screening (vedi invece la voce “OAE”).

Acufene: è la percezione di suoni, acuti o gravi (fischi sottili, ronzii, sibili, pulsazioni, tintinnio ecc.), più o meno intensi, all’interno di un orecchio o di entrambe le orecchie o nella testa, in assenza di una fonte esterna di rumore. Viene percepito solamente dalla persona che ne è affetta. Può colpire a qualsiasi età e indipendentemente dal sesso e deriva da un malfunzionamento dell’apparato uditivo.

Acufenometria: è un test diagnostico volto a misurare la frequenza e l’intensità dell’acufene in un soggetto, attraverso l’uso di un audiometro. Esistono diversi tipi di test, tra i quali il Test di mascheramento, il Test di Vernon, il Test della determinazione dell’inibizione residua. L’acufenometria non è un test invasivo.

AEC(Assistente Educativo Culturale): è un operatore indicato dall’Ente locale o dalle Cooperative sociali, su richiesta della Scuola o dei genitori, il cui ruolo è quello di curare gli aspetti educativo-relazionali in rapporto all’autonomia e all’identità dello studente disabile; collabora, inoltre, con i docenti della classe per favorire l’integrazione in base al Piano Educativo Individualizzato.

Anacusia: è una perdita totale dell’udito in una delle due orecchie (perdita totale unilaterale). Si veda, invece la voce “Cofosi”.

Assistente alla comunicazione (sordo o udente): è una figura specializzata, prevista dalla legge 104/92 (art. 13, 3° co.), in grado di assumere il ruolo di “ponte” o facilitatore della comunicazione. I suoi obiettivi sono: veicolare i contenuti didattici in modo da trasmetterli nella forma più accessibile per lo studente sordo; offrire a quest’ultimo pari opportunità consentendogli di esprimere pienamente le proprie potenzialità; abbattere le barriere comunicative con ciò favorendo il processo di integrazione nel gruppo classe. L’assistente alla comunicazione può essere una persona udente o sorda. L’assistente alla comunicazione sordo compie un vero e proprio intervento socioculturale in quanto rafforza l’identità del bambino sordo.

Audiogramma: è la rappresentazione grafica dell’udito e delle diverse altezze dei suoni. Con l’audiogramma è possibile individuare quanto il proprio udito vari dalla normalità, il grado e la tipologia della perdita uditiva di ciascun orecchio e il punto in cui è localizzata la perdita. L’audiogramma è costruito su un sistema di assi cartesiani, che riportano in ascissa la frequenza espressa in hertz (Hz), ed in ordinata l’intensità del suono espressa in decibel (dB).

Con l’esame audiometrico, pertanto, non si verifica solo se, aumentando il volume di un suono, una determinata persona lo percepisca meglio, ma anche se quel suono specifico rientri fra le frequenze che quella persona è in grado di percepire. Infatti, a diverse frequenze corrispondono diversi tipi di suoni udibili, a seconda del tipo e del grado di sordità.

Audiometria: è un esame che analizza la perdita uditiva e ne offre una rappresentazione grafica attraverso l’audiogramma (vedi voce precedente). Essa serve pertanto a diagnosticare l’esistenza di un deficit uditivo, la sua quantità e qualità. I test audiometrici si distinguono in “audiometria soggettiva” (si basa sulle risposte del paziente) e “audiometria oggettiva” (non richiede la collaborazione cosciente del paziente). Ai primi appartengono l’audiometria tonale, e quella vocale e comportamentale; ai secondi, l’impedenziometria e l’audiometria a risposte evocate. Nell’esame audiometrico tonale, vengono inviati al soggetto, prima in un orecchio e poi nell’altro, suoni a diversa intensità, da una cuffia posizionata sulla testa del paziente. Le risposte alla stimolazione uditiva sono annotate in un grafico chiamato “audiogramma”. Durante l’esame il paziente dovrà collaborare, segnalando al tecnico ogni volta che percepisce un suono. L’esame si svolge in ambulatorio, all’interno di una cabina silente, ha una durata di pochi minuti ed è indolore.

Audiometria a risposte evocate (ERA – Evoked response audiometry) è un test che viene utilizzato in particolar modo per la diagnosi della sordità infantile, in quanto permette di individuare la soglia uditiva (anche) nei soggetti che non sono in grado di collaborare con l’esaminatore. Giacché il sistema nervoso centrale presenta un’attività elettrica che può essere registrata, vengono applicati sulla cute della testa del paziente elettrodi metallici e, tra la cute e l’elettrodo, della pasta conduttrice. Collegando gli elettrodi ad un preamplificatore e poi ad un amplificatore, è possibile registrare al computer una risposta specifica rispetto alla stimolazione sonora. L’assenza del potenziale evocato cerebrale dimostra o la non formazione dello stimolo o un arresto dello stesso a livello della sede d’insorgenza o lungo le vie ed i centri uditivi. La registrazione dei potenziali evocati deve avvenire in un ambiente silenzioso e poco illuminato. La registrazione ha la durata di circa 30 minuti ed il paziente deve rimanere immobile affinché non si sviluppino interferenze dovute alla contrazione dei muscoli, che invaliderebbero la risposta ottenuta, ragione per cui ai bambini viene effettuata durante il sonno spontaneo oppure utilizzando sedativi somministrati per via orale.Il test non comporta rischi e non provoca alcun dolore.

Audiometria comportamentale(BOA – Behavioral Observation Audiometry): è un test soggettivo che valuta la capacità uditiva dei bambini, fin dai primi mesi di vita, attraverso l’osservazione delle loro risposte comportamentali, riflesse o volontarie, in seguito ad una stimolazione acustica. Tali risposte possono essere posturali o psicoemotive, come grida, pianto, riflesso di suzione, ecc. L’audiometria comportamentale utilizza metodi basati sui riflessi di orientamento e può contemplare l’uso di giochi (play audiometry).

Audiometria tonale liminare: misura, per ciascun orecchio, l’intensità minima dei suoni che il paziente è in grado di percepire. Essa viene eseguita attraverso due modalità: via aerea e via ossea. Un audiometro produce dei toni puri (suoni che presentano una frequenza pura) inviati al paziente, separatamente per ciascun orecchio, attraverso due cuffie (via aerea) e, in seguito, attraverso un vibratore posto sulla mastoide del paziente (via ossea) e collegato all’audiometro. L’esame viene svolto all’interno di una cabina silente, e al paziente viene chiesto di alzare la mano o di premere un pulsante quando percepisce un segnale acustico. Giacché la modalità aerea valuta l’intero apparato uditivo, mentre quella ossea solamente l’orecchio interno e il nervo acustico, è possibile effettuare un confronto tra le due soglie, valutando così da che tipo di ipoacusia il soggetto è affetto.

Audiometria tonale: permette di valutare il livello minimo di intensità sonora percepita da un soggetto e, quindi, l’entità di un danno uditivo. Con questo esame è possibile confrontare la soglia uditiva di un paziente con la soglia normale di udibilità e formulare una diagnosi precoce rispetto alla capacità uditiva.

Audiometria vocale: ha come obiettivo quello di valutare la comprensione verbale del paziente. La persona esaminata, all’interno di una cabina silente e buia, riceve attraverso una cuffia messaggi verbali a diversa intensità, prima ad un orecchio e poi all’altro. I messaggi verbali consistono in logotomi (unità verbali prive di significato), parole bisillabiche di senso compiuto e intere frasi, che il paziente deve ripetere. Le risposte vengono poi registrate su un grafico, il cui tracciato è denominato “curva vocale”.

Audiometrista: è un operatore sanitario che svolge la sua professione nell’ambito della prevenzione, valutazione e riabilitazione dei deficit uditivi. La sua attività, pertanto, consiste nell’esecuzione di prove acustiche ed elettrofisiologiche che permettono la valutazione della funzionalità dell’apparato uditivo vestibolare, nell’adozione di ausili protesici, nella loro attivazione e nella valutazione della loro efficacia (beneficio audiologico).

Audioprotesista: è un professionista sanitario che, su prescrizione del medico otorinolaringoiatra, dopo aver rilevato l’impronta del condotto uditivo esterno, costruisce e adatta le protesi acustiche, somministrando anche prove di valutazione protesica. Si occupa inoltre anche del loro controllo periodico, provvedendo alla riparazione in caso di malfunzionamento.

Chiocciola: è quella parte della protesi acustica che trasporta il segnale sonoro, da essa amplificato, nel condotto uditivo. È fondamentale che sia perfettamente adattata all’orecchio del paziente.

Coclea: ha una struttura ossea a forma di chiocciola ed è il cuore dell’orecchio interno. Ha la funzione di trasformare le vibrazioni meccaniche in segnali elettrici. La coclea è sede dell’organo del Corti.

Cofosi: è una perdita totale dell’udito ad entrambe le orecchie (perdita totale bilaterale). Si veda, invece, la voce “Anacusia”.

Decibel acustico: è l’unità di misura dell’intensità di un segnale sonoro.

Diagnosi Funzionale(DF): prevista ex art. 12, comma 5, legge 104/92, è il documento redatto dalla ASL di residenza nel quale vengono descritti, da un lato, lo stato psicofisico dell’alunno in situazione di handicap (la tipologia di deficit e la sua gravità, gli interventi riabilitativi, le eventuali protesizzazioni)e, dall’altro, le sue competenze e potenzialità. La richiesta può essere fatta solamente dal genitore dell’alunno (o da chi eserciti la patria potestà), dopo le visite specialistiche per la definizione della disabilità e del funzionamento delle varie aree cognitive. La DF deve essere  presentata a scuola al momento dell’iscrizione anche ai fini dell’assegnazione dell’insegnante di sostegno da parte dell’ Ufficio scolastico regionale e dell’individuazione di strumenti didattici speciali. Nell’attesa della Diagnosi, si può presentare temporaneamente un certificato dello specialista in servizio o convenzionato con la ASL. Ai sensi dell’Intesa Stato-Regioni del 20 marzo 2008, la DF include anche il Profilo dinamico funzionale (PDF).

Docente curricolare: cura la programmazione educativa e didattica nonché le metodologie e l’organizzazione relative alle attività scolastiche perseguite nel corso dell’anno dall’intera classe, assieme al docente di sostegno.

Docente di sostegno: è un insegnante in possesso di particolari titoli di specializzazione, previsto dalla Legge 517/77, che, come i docenti curricolari, viene assegnato alla classe in cui è inserito lo studente disabile. ; Il docente di sostegno è, al pari dei docenti curricolari, responsabile della programmazione e dell’attuazione del progetto educativo con riferimento alla classe, oltre che al singolo studente disabile. Le sue funzioni sono quelle di realizzare interventi didattici individualizzati volti a favorire i processi di apprendimento e di integrazione dello/degli studente/i disabile/i nella classe.

Fonofobia: è un’intolleranza a suoni specifici, anche di intensità normale. Genera paura (fobia) quando si ascolta un determinato suono. Non è necessariamente associata alla sordità.

Frequenza:è il numero delle volte in cui le onde di pressione sonora sono generate da una fonte in un secondo (si veda anche a voce “Hertz”).

Gradi di sordità: Lieve: la perdita uditiva è compresa tra 20/40 dB. La voce bisbigliata non viene percepita.

Media: la perdita uditiva è compresa tra 40/70 dB. La voce a un normale volume di conversazione viene percepita con difficoltà e alcuni fonemi (m/b/p/f/t/s) risultano poco distinguibili. La persona percepisce i suoni, ma non è in grado di discriminare pienamente le parole.

Grave: la perdita uditiva è compresa tra 70/90 dB. Il suono della voce potrebbe non essere percepito anche quando le parole sono pronunciate ad alto volume.

Profonda: la perdita uditiva è uguale o superiore a 90 dB. Vengono percepiti solo i suoni gravi e intensi, con una notevole componente vibratoria, come il rombo di unmotore,o lo sbattere di una porta.

Gruppo di Lavoro per l’Handicap Operativo (GLHO): per ogni alunno disabile deve essere istituito un Gruppo di Lavoro per l’Handicap Operativo. Il GLHO è composto dal Dirigente scolastico, un rappresentante degli insegnanti di classe, l’insegnante di sostegno, gli operatori della ASL, il logopedista, i genitori o chi ne fa le veci. Ha il compito di: elaborare il Profilo Dinamico Funzionale, il Piano Educativo Individualizzato; verificare periodicamente i risultati raggiunti dall’ alunno e, se necessario, modificare il PEI e/o il PDF. Il GLHO deve riunirsi almeno due volte l’anno.

Impedenzometria: è un test utilizzato nello studio delle patologie dell’orecchio e nelle ipoacusie. È una tecnica audiometrica oggettiva, in quanto non richiede la collaborazione cosciente del paziente, e per questo si usa soprattutto con i bambini, a partire dai primi mesi di vita. Fornisce informazioni sulla qualità dell’udito del bambino, e, in particolare, valuta se il deficit acustico dipende dal timpano o dalla catena degli ossicini. Il test si suddivide in due momenti: timpanometria e soglia del riflesso stapediale.

La timpanometriamisura il grado di elasticità del timpano, l’eventuale presenza di versamenti all’interno dell’orecchio medio e il grado di mobilità della catena degli ossicini ed è necessaria per una diagnosi di otosclerosi. Lo studio del riflesso stapedialeserve, invece, a valutare il funzionamento di un muscolo che si contrae all’ingresso dei suoni. Il test è quindi fondamentale per individuare problemi a carico dell’orecchio medio (sospetta otosclerosi o presenza di catarro nell’orecchio). L’esame viene eseguito inserendo una piccola sonda nell’orecchio del bambino. Si svolge in ambulatorio, ha la durata di pochi minuti ed è indolore.

Iperacusia: è un’eccessiva sensibilità a tutti i suoni esterni, anche di intensità media, causata da un’alterazione del funzionamento dell’orecchio interno. Si può associare all’acufene o alla fonofobia.

Iter diagnostico della sordità infantile: procede per gradi prendendo in considerazione: il colloquio con i genitori, l’esame del linguaggio, l’esame otoscopico, l’indagine neuro-psicologica e la valutazione uditiva.

Iter riabilitativo: molto importante è la sua tempestività, in modo che il bambino resti privo del messaggio verbale il minor tempo possibile. Il percorso riabilitativo contempla l’utilizzo delle protesi acustiche o dell’impianto cocleare e la terapia logopedica. Le protesi e l’impianto cocleare hanno la funzione di permettere al bambino una migliore ricezione degli stimoli acustici.

Logopedista: è un operatore sanitario la cui attività è volta alla prevenzione, alla valutazione e al trattamento riabilitativo dei disturbi del linguaggio e della comunicazione in età evolutiva, adulta e geriatrica.

OAE(Otoemissioni acustiche): si tratta di un esame che consente di verificare l’integrità e la funzionalità delle cellule ciliate della coclea, che si trovano nella membrana dell’orecchio interno. L’esame – rapido, affidabile e non fastidioso – consiste nella registrazione delle emissioni acustiche prodotte spontaneamente dall’orecchio interno o evocate da uno stimolo sonoro. Una coclea sana, infatti, quando viene colpita da un suono, non solo trasmette impulsi elettrici al cervello, ma produce dei segnali acustici (le otoemissioni, appunto). Le OAE, a differenza delle ABR (vedi voce corrispondente), sono considerate indagini di 1º livello e, dunque, utilizzate per un primo screening uditivo.

Onde acustiche: sono le onde meccaniche che si propagano, a partire dalla sorgente, in tutte le direzioni dello spazio.

Onde sonore: sono le onde acustiche comprese nell’intervallo di frequenza udibile dall’orecchio umano (dai 20 Hz ai 20 kHz).

Orecchio: organo deputato alla ricezione acustica. Esso è strutturato in tre parti: orecchio esterno, orecchio medio, orecchio interno.

Orecchio esterno: è costituito dal padiglione auricolare e dal canale uditivo esterno e ha la funzione di trasmettere il suono fino al timpano. Quest’ultimo, trovandosi al termine del canale uditivo esterno, funge da barriera per elementi come l’acqua e l’aria,e separa l’orecchio esterno da quello medio.

Orecchio interno: formato dalla coclea e dal nervo uditivo, permette di trasmettere il suono al nervo acustico e poi al sistema nervoso centrale (cervello). In particolare, l’orecchio interno riceve le vibrazioni dalla finestra ovale che, a sua volta, le trasmette al liquido (perilinfa) contenuto all’interno di un canale a doppia spirale, chiamato coclea; tale liquido ha il compito di propagare le perturbazioni di pressione. Il canale cocleare è suddiviso da una membrana, denominata membrana basilare, in canale vestibolare e canale timpanico. Questa separazione permette al segnale sonoro, che percorre i due canali, di generare una differenza di pressione recepita dalla membrana basilare. Su di essa sono, inoltre, situati dei recettori uditivi chiamati cellule ciliate che, avendo dimensioni diverse, sono sollecitati in modo differenziato a frequenze diverse. Infatti, i suoni ad alta frequenza sono registrati dalla prima parte della membrana basale, mentre quelli a bassa frequenza dalla seconda parte. Il tipo di frequenze che possono essere percepite dipende, quindi, dal punto in cui è avvenuto il danno uditivo. Nell’orecchio interno – oltre alle cellule sensoriali situate nella coclea – si trovano le strutture che costituiscono l’organo dell’equilibrio formato dai canali semicircolari, dall’utrìcolo e dal sàcculo. Gli impulsi viaggiano lungo terminazioni nervose – dall’ orecchio interno giungono al nervo acustico – che li trasporta al cervello dove vengono riconosciuti come suoni.

Orecchio medio: costituito dalla membrana del timpano e dalla catena degli ossicini,(martello, incudine e staffa), ha il compito di trasmettere le vibrazioni che le oscillazioni di pressione esercitano sul timpano fino all’orecchio interno.

Organo del Corti: è situato nella coclea sulla membrana basilare. E’ una delle parti dell’orecchio interno recettore degli stimoli uditivi e racchiude le cellule ciliate interne ed esterne.

Otite: è l’infiammazione acuta o cronica dovuta a un’infezione dell’orecchio esterno o dell’orecchio medio. Può avere un decorso acuto (la malattia inizia e si conclude definitivamente) o cronico (la malattia non guarisce completamente, attraversando fasi di minore o maggiore gravità). L’otite esterna è una infiammazione esterna dell’orecchio che si manifesta con forte dolore pulsante e conseguente calo dell’udito. L’otite media acuta è caratterizzata da infiammazione a carico dell’orecchio medio o da infiammazione a livello rinofaringeo. I sintomi sono: cefalea, dolore, acufeni, vertigini e riduzione dell’udito; in alcuni casi, si può arrivare alla perforazione del timpano.

Otorinolaringoiatra: è uno specialista che si occupa delle patologie di orecchio, naso e gola. È quindi il medico che effettua la diagnosi di sordità, descrivendone il tipo (ipoacusia di trasmissione, neurosensoriale o mista) e il grado (ossia l’entità della perdita uditiva).

Otosclerosi: è una malattia ereditaria dell’orecchio, generalmente bilaterale e, nella maggior parte dei casi, legata al cromosoma X (per questo più diffusa tra le donne). L’età di insorgenza è di solito compresa tra i 20 e i 40 anni. Comporta una ipoacusia di tipo trasmissivo e/o mista, associata anche ad acufene e, più raramente, a vertigine. È una malattia progressiva; a volte può avere un decorso molto lento, altre più veloce, comportando anche anacusia o cofosi. La sua diagnosi è possibile attraverso la raccolta dei dati anamnestici del paziente e attraverso i risultati di esami audiometrici.

Piano dell’Offerta Formativa(POF.): è il documento nel quale vengono infatti illustrate le linee distintive di un istituto scolastico: l’ispirazione culturale-pedagogica che lo muove, la progettazione curricolare, extracurricolare, didattica ed organizzativa delle sue attività. Il POF, dunque, è la “carta di identità” della scuola. Ogni istituto scolastico, infatti, pur seguendo le direttive del Ministero della pubblica istruzione, è autonomo rispetto alle altre scuole e può operare le proprie scelte pedagogiche, organizzative e gestionali.

Piano educativo individualizzato(PEI): partendo dagli elementi raccolti nella DF e nel PDF, il Gruppo di Lavoro per l’Handicap Operativo (GLHO) provvede, poi, all’elaborazione del Piano educativo individualizzato (previsto ex art. 12, comma 5, legge 104/92), che rappresenta la programmazione individualizzata con la quale la scuola, la ASLe la famiglia si impegnano a raggiungere gli obiettivi prefissati. Nel PEI sono determinati: le ore di sostegno, l’assistenza per l’autonomia e la comunicazione, gli ausili e i sussidi didattici, oltre agli interventi e ai percorsi didattici specificamente individuati per la disabilità dell’alunno.

Il PEI può essere per “obiettivi minimi”, ossia consistere in una programmazione che persegue obiettivi didattici ridotti – ma pur sempre riconducibili a quelli della classe e, quindi, ai programmi ministeriali – oppure essere un PEI “differenziato”, vale a dire prevedere una programmazione non riconducibile a quella ministeriale. Da ciò deriva ulteriormente che solo gli alunni che hanno un PEI per obiettivi minimi possono conseguire un titolo di studio con valore legale. Di contro, gli studenti che seguono una programmazione individualizzata differenziata possono conseguire solo un attestato di frequenza valido per l’acquisizione di crediti formativi e l’accesso corsi di formazione professionale regionali.

Presbiacusia: è la diminuzione della capacità uditiva, dovuta, in particolare, al deterioramento della membrana basilare e delle cellule ciliate acustiche. Colpisce a partire dall’età adulta, in maniera particolare dopo i 65 anni. Ne sono maggiormente predisposti e più gravemente colpiti gli uomini. Comporta una maggiore difficoltà nella percezione di suoni acuti (voci femminili, trillo del telefono, squillo del campanello di casa, ecc.). Le cause possono essere genetiche, attribuibili ad un’eccessiva esposizione al rumore, o, ancora, a condizioni generali di salute, effetti collaterali rispetto a determinati farmaci oppure a problemi microcircolatori dovuti a cardiopatie, ipertensione arteriosa o diabete.

Profilo dinamico funzionale(PDF): previsto ex art. 12, comma 5, legge 104/92,  è un documento elaborato dal Gruppo di Lavoro per l’Handicap Operativo (GLHO). Spiega la situazione di partenza dell’alunno e le tappe di sviluppo conseguite o da conseguire, mettendo in evidenza le sue difficoltà e potenzialità. Viene compilato a conclusione della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di 1° grado e durante il ciclo della scuola secondaria di 2° grado.

Protesi acustica: è un apparecchio che permette di utilizzare i residui uditivi che una persona –con deficit uditivo – ancora possiede. La protesi acustica è costituita da tre parti: un microfono, che capta i segnali sonori provenienti dall’ambiente esterno; un amplificatore, che aumenta l’intensità di tali stimoli; un ricevitore, che invia i segnali all’orecchio.

Psicologo: professionista con competenze nell’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Per esercitare tale professione occorre essere laureati in psicologia, aver effettuato l’esame di Stato ed essere iscritti all’Albo professionale dell’Ordine degli Psicologi.

Psicoterapeuta: professionista psicologo, o anche medico, che ha conseguito, dopo la laurea, una specifica formazione professionale di durata almeno quadriennale, presso scuole pubbliche o private riconosciute. L’abilitazione all’esercizio dell’attività psicoterapeutica è indicata in una voce dedicata dell’Albo professionale dell’Ordine degli Psicologi.

Screening uditivo neonatale: è un programma che permette la valutazione dei deficit uditivi a partire dai primi giorni di vita del bambino. Non è una diagnosi definitiva. I test particolarmente utilizzati per lo screening audiologico sono le otoemissioni acustiche (OAEs) e i potenziali evocati uditivi (ABR). La valutazione uditiva è rapida, non invasiva e priva di rischio.

Soglia uditiva: è il livello minimo d’intensità sonora percepito dall’orecchio umano per una determinata frequenza.

Tipi di sordità: Sordità/ipoacusia centrale: è quel tipo di sordità in cui la lesione è riconducibile ad aree del cervello che processano il segnale uditivo. I segnali sonori vengono inviati dall’orecchio al cervello il quale, tuttavia, non è in grado di interpretarli.

Sordità/ipoacusia percettiva o neurosensoriale: è quel tipo di sordità in cui la lesione si presenta a carico dell’orecchio interno. Si parla di ipoacusia neurosensoriale coclearese la lesione è nella coclea (per esempio quando la coclea non è formata perfettamente o le cellule ciliate sono danneggiate o assenti); e di ipoacusia neurosensoriale retrococlearese il danno riguarda il nervo acustico.

Sordità o ipoacusia trasmissiva: deriva da problemi al sistema di trasmissione e, dunque, all’orecchio esterno e/o medio.

Sordità o ipoacusia mista: presenta contemporaneamente elementi caratteristici dell’ipoacusia neurosensoriale e trasmissiva. Essa, pertanto, coinvolge sia l’orecchio esterno e/o medio, sia l’orecchio interno.

TSMREE (ex Servizio Materno Infantile): i servizi territoriali per la Tutela della Salute Mentale e la Riabilitazione in Età Evolutiva hanno un ruolo importante nell’individuazione precoce, nel trattamento,e nella prevenzione di disturbi concernenti tutte le aree implicate nello sviluppo: cognitiva, motoria, psicoaffettiva e relazionale. Il TSMREE assicura la presa in carico di minori (0-18 anni), compresi i minori sordi.

Valutazione cognitivo-linguistica: consiste nell’osservazione delle abilità cognitive e delle competenze linguistiche del bambino/adolescente sordo. Nello specifico vengono analizzati i vari domini (capacità non verbali legate all’attenzione, alla visualizzazione, alle abilità spaziali, al ragionamento e alla memoria; comprensione e produzione linguistica a livello lessicale, morfologico, sintattico) utilizzando  prove adeguate all’età e al tempo di esposizione effettiva al linguaggio. Con particolare riferimento ai bambini, possono essere prese in considerazione anche le modalità comunicative utilizzate spontaneamente nell’interazione con i genitori, nelle attività di gioco e di manipolazione e uso degli oggetti.

Orari

Lunedì, Mercoledì e Venerdì ore 10:00 – 13:00

Giovedì ore 12:00 – 17:00

Mercoledì ore 15.00 – 17.00

Contatti

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